Redazione   26/06/2017

Il nome: ponte e invito

“Dio possiede i nomi più belli e voi invocatelo con questi nomi”. Possiamo paragonare a questo versetto del Corano ciò che è detto nel Sal 113: “Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore”.

Corano e subha (rosario musulmano)

“Dio possiede i nomi più belli, e voi invocatelo con questi nomi” (Corano 7,180). “Egli ha i bellissimi nomi, e ogni cosa nei cieli e sulla terra celebra le sue lodi” (Corano 59,24). Noi possiamo paragonare a questi versetti del Corano ciò che è detto nel salmo 113: “Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore … sia lodato il nome del Signore (Sal 113,1-3).

I nomi divini agiscono contemporaneamente da ponte e da invito. Agiscono come ponte nel momento in cui stabiliscono una comunicazione tra Dio e l’essere umano. Dio si esprime attraverso i suoi nomi: tramite loro noi possiamo andare a lui. Questi nomi costituiscono anche un invito, prima di tutto alla lode: “Invocatelo”, “Cantate le sue lodi”, “Lodate il nome del Signore”. Invitano anche all’imitazione. La tradizione islamica parla di “rivestire gli abiti di Dio (o gli attributi divini)”. L’invito è a contemplare i nomi di Dio, così che se Dio è Giusto, anche noi dovremmo essere giusti; se Dio è Misericordioso, anche noi allora dovremmo usare misericordia; se Dio è Fedele, allora la fedeltà è anche un nostro dovere. Nel vangelo troviamo un invito simile, o piuttosto, un comando: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Vorrei qui ricordare ciò che ha scritto padre Jean-Mohammed Abd el-Jalīl, un musulmano divenuto cristiano e successivamente frate francescano:

Certamente uno dei modi migliori di comprendere le persone è meditare sui testi che usano per la preghiera.

Pregare cominciando dai testi di un’altra religione può quindi aiutarci ad acquisire un maggiore apprezzamento di quella religione. Si possono scoprire le sue ricchezze. Può darsi che ciò che scopriamo non sia essenziale per la pratica della nostra religione, ma è possibile trovare diverse risonanze che possono catturare la nostra attenzione e nutrire la nostra preghiera.

Secondo la tradizione, i nomi di Dio sono novantanove. Un hadīt incoraggia la loro recita:

A Dio appartengono i novantanove nomi, cioè cento meno uno, perché lui, l’Unico (al-witr, letteralmente: “il Dispari”), ama essere descritto da questi nomi, recitati uno per uno; colui che conosce i novantanove nomi entrerà nel paradiso.

Spesso viene usato un rosario come supporto per la recita di questi nomi. Il rosario musulmano, la subha, è composto da tre volte trentatré grani, o spesso solamente da trentatré. Ovviamente novantanove è cento meno uno, e quello che manca è il nome supremo o il nome nascosto, prova che i nomi dati a Dio con linguaggio umano non possono mai comprendere interamente o esaurire il mistero di Dio. Dio rimarrà sempre “più grande”, ben oltre ciò che possiamo dire di lui.

Nel Corano due nomi sono costantemente collegati tra loro: “Sappiate che Dio basta a sé stesso ed è degno di lode” (Corano 2,267 e passim). Il termine che nel linguaggio comune significa “ricco”, qui è correttamente tradotto “basta a sé stesso”. Dio non ha bisogno di nulla: non ha neppure bisogno della nostra lode. Se noi meditiamo sui nomi di Dio non è per far piacere a Dio, ma perché Dio ha qualcosa da donarci. Vengono in mente le parole della prima sura del Corano, al-fātiha:

Te adoriamo, te chiamiamo in aiuto (Corano 1,5).

Michael L. Fitzgerald, Lodate il nome del Signore. Meditazioni sui nomi di Dio nel Corano e nella Bibbia (2017).

I volumi
Michael L. Fitzgerald

Lodate il nome del Signore

I testi raccolti in questo volume, redatti in forma di esercizi spirituali, hanno come fine di condurre il lettore alla meditazione e alla preghiera: ogni meditazione presenta innanzitutto alcuni dei nomi di Dio come si trovano nel Corano, a cui fa seguito una riflessione sui temi simili nella Bibbia.
Si tratta di un “pellegrinaggio interiore” nel paese dell’altro, dove incontriamo l'altro e il totalmente Altro.

2017, 192 pp.

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    € 15,00  € 14,25

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In quest’opera innovativa i due autori – un cristiano e una musulmana – si avventurano in un esercizio che chiamano “teologie in dialogo”: scrutano nella propria tradizione ciò che permette di “leggere” l’altro nel disegno di Dio, con fedeltà alla propria fede e apertura alla religione dell’altro.
Il libro offre risposte a domande oggi ineludibili sulla relazione tra cristiani e musulmani, e si interroga sul significato della fratellanza umana.

2022, 249 pp.

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Anastasios (Yannoulatos)

Vivere insieme

Qual è il contributo che le religioni possono offrirci in termini di umanità? L’arcivescovo Anastasios offre alcune riflessioni che cercano di discernere l’azione segreta di Cristo e dello Spirito negli elementi positivi di tutte le ricerche umane.
Le grandi confessioni religiose, che hanno influenzato la cultura dei diversi popoli, hanno contribuito a donare principi e a suggerire strade da percorrere.

2017, 158 pp.

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Henri Teissier

Accanto a un amico

“Noi non siamo in un paese musulmano per essere martiri, siamo in un paese musulmano per essere amici”.
Da queste lettere, omelie e messaggi radiofonici traspare la radicale testimonianza evangelica di una chiesa che, in nome di Cristo crocifisso e risorto, non abbandona l’amico nell’ora della prova, ma gli resta accanto per divenire, insieme con lui, “oscuri testimoni della speranza”.

1998, 195 pp.

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